Oltre il Mandorleto. 2.

Le recensioni, i giudizi degli amici sono i più graditi, oltre che i più intensi. A quasi tre mesi dall’uscita del libro le parole di Roberto Deiana, Marco Ardau e Candida Candeloro mi commuovono ancora.

La scuola, la musica dei Pink Floyd, i profumi e i colori di Cagliari fanno da sfondo a un libro che parla di un gruppo di ragazzi in lotta per trovare il proprio posto al mondo. Un romanzo di formazione che sottolinea quanto e come l’adolescenza incida sulle scelte che determinano il futuro di un uomo. Ma Oltre il Mandorleto non strizza l’occhio solo al romanzo di formazione. Racconta una generazione che sta in mezzo, tra il sogno di riscatto della generazione del dopoguerra e il brusco risveglio ad una realtà che questo riscatto lo trattiene e trasforma in frustrazione. Come quando si pensa di riuscire finalmente a vedere spiragli di futuro e poi questo ti si accartoccia addosso e ti ritrovi a combattere con i vecchi schemi apparentemente troppo radicati per essere sorpassati davvero. Eppure in qualche modo questa generazione di giovani adulti un modo lo trova, o glielo fanno trovare, per passare, scavalcare metaforicamente il confine, e non sempre è un modo sano ma a tratti pare essere l’unico possibile. Il tema della tossicodipendenza affrontato in soggettiva, dalle prime confuse avvisaglie al concretizzarsi e radicarsi di una realtà nuova e devastante, che tanti ne ha perduti… l’ambiente scolastico narrato nella sua imperfetta staticità che ha visto negli anni a cavallo tra i ’70 e gli ’80, un tentativo di rinnovamento che non si è mai veramente espresso… la rivalsa, lo sdoganarsi dal vecchio modo al nuovo e a tratti devastante… un modo lo si trova comunque, a cercarlo bene nella vita che in qualche modo si fa vivere nonostante tutto, nelle parole del protagonista. Andare oltre il mandorleto è necessario per vedere la verità, prenderne atto coi propri occhi, affrontare le brutture e le paure, e finalmente scegliere se diventare altro, o restare. Il libro è scritto con linguaggio musicale e la play list la si incontra strada facendo.
C’è poi la droga, la fetida polvere bianca che paradossalmente ha cementato l’amicizia di questi ragazzi, nonostante infelici momenti adolescenziali, e la fine del libro, quando vede i ragazzi ormai cresciuti di fronte a veri progetti di vita, è certamente la risultanza che “dal letame nascono i fior”. Cadere, rialzarsi, ricadere, alzarsi ancora caparbiamente e “rifiutare il capo” anche se sotto sotto facciamo di lui un idolo. Chi ha conosciuto il mandorleto, ha conosciuto quegli anni bui di Piazza Giovanni dove, scendendo dal bus o passando in auto, si percepiva l’aria di quella polvere… non certo sollevata dal maestrale imperante, ma dalla voglia di distruggere la vita degli altri. Come questo libro, da leggere tutto d’un fiato, proprio perché si presta alla continuità della narrazione rendendo il lettore capace di andare avanti fino alla fine.

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