Una nuova luce.

C’è un particolare nella splendida Adorazione dei pastori di Rubens, conservata nella Pinacoteca di Fermo, e che noi diamo sempre per scontato.
La luce.
Non a caso il dipinto, scoperto e attribuito al pittore fiammingo da Pietro Longhi agli inizi del Novecento, è noto anche come La notte.
Omaggio forse al grande contemporaneo Caravaggio, la scena fotografa il momento in cui i pastori raggiungono la capanna della natività. La Madonna è rappresentata mentre mostra il suo bambino ai pastori e alle sue spalle c’è San Giuseppe. Tutto sembra ricalcare l’iconografia classica, eppure proprio al centro, sul bambino, si riscontra quel particolare apparentemente trascurabile ma a suo modo rivoluzionario. Il bambino è un vero e proprio fascio di luce, contrariamente alla tradizione precedente, dove la luce rischiarava la scena da una finestra o al massimo da una lampada posta sul tetto. Con questa inserzione, per noi in certo modo scontata, Rubens crea una vera e propria rivoluzione: ci dice chiaramente che la luce che dobbiamo ricercare nella nostra esistenza non è nella Natura o nelle creazioni dell’uomo, ma piuttosto dentro l’uomo, alla ricerca di una fede e di una ragione di vita che è tutta interiore al nostro sentire.
Osservare questo piccolo capolavoro oggi, al termine di un buio e doloroso calvario che ci ha accomunato tutti, ci offre un piccolo spiraglio che ci permette di guardare dentro di noi e al futuro con più consapevolezza.

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