Un Natale diverso, un Natale.

C’è un olio, di Piero della Francesca, custodito alla National Gallery di Londra, in cui mi ritrovo perfettamente.
In questo dipinto, accanto agli angeli che inneggiano a Gesù, c’è un asino che raglia. Si tratta di un contrasto inusuale tra la poesia celeste e la volgarità terrena, che tuttavia dice molto di più di altre composizioni sacre sul tema. Ma non basta, il genio di Piero va oltre. Appollaiata sulla tettoia, il grande pittore toscano raffigura una gazza, simbolo della follia umana, che preannuncia la catastrofe imminente, e cioè la crocifissione di quel bambino che ora dorme placidamente.
Ho ripensato a questo straordinario quadro e mi sono detto che la situazione attuale gli somiglia molto… da una parte c’è Lui, Cristo, che rinasce ogni anno per noi, e dall’altra ci siamo noi, che siamo ogni anno diversi, e che quest’anno forse non siamo più disposti a vedere nel Natale una festa così intima.
Viviamo un periodo in cui l’intimità e la drammatica profondità delle cose convivono con noi quotidianamente e forse avremmo bisogno soltanto d’evasione. Questa è la realtà del presente, ma perché non accettare la nostra incapacità ad accettare sacrifici se un sommo artista l’aveva addirittura raffigurata in un’opera così importante? Perché non essere indulgenti con noi stessi se su di noi pende continuamente la responsabilità del regicidio più grande?
È il Sette di dicembre e comincia la preparazione al Natale, un Natale diverso, in cui staremo a casa, in famiglia, a contatto con i valori veri, anche se, quest’anno, è ciò che purtroppo accade ogni giorno e che noi forse non siamo più disposti a tollerare.
La volgarità terrena si scontra ancora una volta con la poesia celeste, e Piero sembra volercelo ricordare… viviamo dunque questo Natale senza troppe attese, ma con la consapevolezza che accanto alla divinità del sacro esiste pure la modesta umiltà del profano.

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