Lungo viaggio verso la notte. Cronache dal Corona virus. 10.

Giorno 53. Nella smorfia il vecchio.

Mai come in questi due mesi, che andranno a concludersi tra una settimana, mi sono sentito così vecchio. Sarà il divano sul quale ormai m’accascio ogni tanto, quasi come in un gesto di scontata abitudine. Sarà la dieta che sono costretto a fare per arrivare davvero a essere vecchio.

Vecchio lo sono diventato coi giorni di questo maledetto covid, dopo l’incoscienza iniziale. E fragile, perché la clausura forzata abbassa le difese e rende saggi. Come i vecchi.

Oggi Mattarella è salito da solo sull’Altare della Patria. Mi è sembrato vecchio come il Papa al centro di Piazza San Pietro il giorno di Pasqua. Vecchio era anche l’Anniversario che si festeggiava, ma per una volta ancora quello si è dimostrato fresco, nella memoria di tutti gli italiani, come le ferite dei partigiani. La metà dei morti per Covid in Europa sono vecchi ricoverati nelle Case di riposo. Nonostante questo, i numeri ci dicono che ci avviciniamo all’esaurimento del contagio.

Peccato che l’esaurimento, quello vero, ce lo dovremo portare dietro anche dopo. Presto. Prima che diventiamo troppo vecchi.

Strana settimana, quest’ultima che ci porterà alla liberazione dal lockdown.

Una settimana infarcita ancora di feste e ponti, proclami repressi e un’enormità di dubbi. Domenica, per la prima volta, persino Giovanni ha seguito la Conferenza di Conte… credo che lui abbia capito molte più cose della maggior parte delle persone, perché è andato subito a letto senza salutare. Non è cambiato niente, ha blaterato. Forse sperava di poter subito uscire a farsi una passeggiata romantica all’imbrunire. Che follia.

Lunedì ha aperto l’imponente cantiere che abbiamo a pochi metri da casa… mettono su un Centro universitario, o giù di lì, ma subito abbiamo apprezzato il silenzio della quarantena. E io, subito, mi sono chiesto cosa ci abbiano lasciato questi cinquanta giorni di restrizioni forzate. È ora di bilanci, d’altronde. Ci ho pensato a lungo… ho letto, ho scritto, ho ridato linfa al mio blog, alla fine ho pure suonato e persino fatto ginnastica. Non ho messo in ordine i cassetti e i francobolli. Ho avvertito nuovi mali, soprattutto alla schiena e al basso ventre. Meno perfezionista ma più ipocondriaco. Forse ha ragione chi dice che questa reclusione ci ha cambiato. Oggi Giovanni andrà a consegnare i pacchi della Caritas.

Non sono ancora riuscito a fargli leggere un libro, ma in compenso ha imparato a preparare una lasagna e un tiramisù da urlo.Matteo ha accettato queste regole ferree con stoicimo, ma spesso combattendole con interminabili sessioni di videogiochi, di videolezioni, di esercizi fisici in videoconferenza, tanto che già lunedì prossimo è pronto a festeggiare per l’appuntamento in presenza con il suo fisiatra. Scuola, basket, pizzerie, parchi e passeggiate possono aspettare. Poi, in fondo, non sono così importanti.

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