Pasqua. Cronache dal Corona virus. 6.

Venerdì Santo.

Mentre mi preoccupavo del colesterolo e delle dosi del farmaco che dovrò prendere per tutta la vita, il nostro beneamato Giuseppi ha prorogato il gabbio sino al 3 maggio.

Non poteva scegliere momento migliore, d’altronde la Pasqua è il momento dell’attesa.

La Pasqua. Mi chiedo che significato possa avere, oggi, al di là della fede che molti di noi nutrono segreta nel proprio animo, questo periodo in fondo speciale, per tutti.

Partecipazione a funzioni impossibili in chiese chiuse da tempo?

Shopping compulsivo in negozi dalle saracinesche drammaticamente serrate?

Sono sempre stato un pignolo. Una mia amica dice che si tratta di perfezionismo… se in una frase sbaglio una frase o un termine poi ci rimugino per giorni. Figuriamoci se lo fanno gli altri. Anche se a volte uso le parole come pedine. Mi fisso. Per costruirmi un’immagine. Il più possibile sincera, di gradimento, per gli altri. A volte mi fisso anche sui numeri. Un po’ come i grandi intellettuali del Medioevo che adoperavano il 3, il 7 e il 10 come una garanzia per l’Aldilà. Il numero di oggi è 37, che sarebbero le volte che ci siamo svegliati con l’imperativo di rimanere a casa e siamo andati a letto con la speranza di dormire per almeno 5 ore, 5, che non è un numero magico ma è il minimo per affrontare la giornata successiva. Ci sarebbe anche il 268, che è anche l’ultimo valore del mio colesterolo. Ma questo è un altro discorso. Si parla tanto, in questi giorni, di numeri, e non sono numeri che invogliano ad affrontare la giornata. Ecco, mi piacerebbe che per qualche giorno non si parlasse più di numeri come elementi di statistiche deprimenti, ma come simboli di speranza per il futuro. Che i contagiati, persino i deceduti, fossero persone per cui pregare e sentirci uniti nel superare questo dramma. Per sentire la Pasqua più vicina.

La Pasqua.

La scena di Gesù che avanza verso Gerusalemme, dipinta da Giotto, è forse per questa ricorrenza l’immagine più attuale. C’è chi si prostra, chi è soltanto sorpreso e chi addirittura si copre la testa col mantello perché non accetta l’arrivo di un Salvatore… e forse non solo per colpa sua.

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