Sui confini di un’Europa che non esiste più.

C’è un libro, piccolo, maneggevole, sottile, che riprendo spesso in mano, per svariati motivi. Intanto è il libro di un amico, e poi parla di Europa, di questo nostro continente-nazione che ci unisce e ci divide da trent’anni almeno, da quando cioè in un piccolo centro del Lussemburgo è stata ratificata la Convenzione che ha dato inizio alla cosiddetta area Schengen.
L’autore, Marco Truzzi, protagonista di un viaggio attraverso il nostro continente iniziato nel 2015 insieme al fotografo Ivano Di Maria, si interroga soprattutto sulla differenza tra frontiere e confini, per scoprire quanto questi ultimi stiano tornando a essere barriere a volte insormontabili non soltanto per l’esercito di migranti provenienti dal sud del mondo ma anche per chi in questa Europa c’è nato.
Ceuta e Melilla, per esempio, il più grande paradosso europeo, due enclavi spagnole in territorio africano, dove gli africani vengono fermati nel tentativo di superare la rete che li collocherebbe in Europa, in due città che però di europeo non hanno nulla.
O la Francia, divisa tra gli scogli di Ventimiglia e la giungla di Calais, dove la terra in cui è per prima nata la democrazia costringe migliaia di esseri umani a vivere serrati come bestie senza diritti.
O ancora l’Europa orientale, dove il concetto di confine torna a essere frontiera, barriera contro popoli fratelli.
Sud, ovest, est… e il nord? Un non luogo dove una popolazione sempre più vecchia è convinta che ognuno debba stare a casa propria.
E se la Grecia è il nuovo, sterminato campo profughi moderno, questo viaggio non può che concludersi ad Auschwitz, dove tutto è cominciato. L’utero di un’Europa rassegnata a essere divisa, nonostante gli sforzi di chi la vorrebbe unita.
Sui confini è un libro che brilla spesso come un’infografica del Guardian, e che alla fine diventa quasi un intimo libro di viaggio, animato dalle persone che li abitano per davvero, quei confini. Un libro piacevole, lontano dal saggio sociopolitico, un diario che affascina, coinvolge e commuove. Sempre.
Grazie ancora, Marco.

2 pensieri su “Sui confini di un’Europa che non esiste più.

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