Il nido nell’ombra.

No, mia dolce Mariù, non sono sereno. Questo è l’anno terribile, dell’anno terribile questo è il mese più terribile. Non sono sereno: sono disperato. Io amo disperatamente angosciosamente la mia famigliola che da tredici anni, virtualmente, mi sono fatta e che ora si disfà, per sempre…

Così scrive da Roma Giovanni alla sorella Maria Pascoli, riferendosi a Ida, il terzo vertice di quel triangolo familiare che era riuscito faticosamente a costruirsi e che dieci anni dopo minacciava di finire in frantumi con l’annuncio delle prossime nozze della sorella maggiore.
Il nido.
Un termine centrale nella complessa personalità del poeta di San Mauro che, dopo l’assassinio del padre, nel 1867, e gli altri successivi, tragici lutti familiari, aveva cercato di rimediare alla dissoluzione della famiglia originaria letteralmente inventandosi una vita coniugale con le due sorelle da poco uscite di convento.
In breve, Giovanni, con Ida e Maria, s’era immerso, a seconda delle circostanze, nella parte di fratello, padre, figlio, sposo, e loro per Giovannino avevano recitato anche il ruolo di figlie, madri e spose. 
Terminate le peregrinazioni per l’Italia, a causa del suo impegno d’insegnante, dal 1885 la casa di Massa era diventata per lui finalmente un luogo gioioso, spensierato e soprattutto rassicurante.
Dieci anni dopo, inaspettato, il tradimento, e da quel momento il rapporto tra i due superstiti diventò ancora più morboso… la ragazza prese a considerare Giovanni il suo fragile figlio mentre lei era per il fratello la sua povera mamma. In questo quasi surreale rapporto tra fratelli, il grande poeta cominciò presto a chiedersi cosa poteva fare per accrescere il suo amore per la sorella, che lo ricolmava di ogni possibile attenzione.

Dove arriveremo, se va cosi’? Quando sara’ il nostro ultimo giorno, il nostro bene non ci starà più nella terra, e gli occorrerà tutto il cielo…

Così scriveva il poeta romagnolo, in una delle ultime lettere, rendendosi conto dell’impossibilità di sostenere oltre una simile relazione.
Nonostante il loro tentativo di restare fedeli all’iniziale idillio, con il passare degli anni l’amarezza di Giovanni e Maria cresceva, assieme al senso dell’avvicinarsi della morte.
Improvvisamente i due fratelli si resero conto che la loro vita in comune era stata assurda, perché si erano condannati a un amore non praticabile, a una vecchiaia senza i figli che Ida aveva invece concepito. Ma ormai era troppo tardi.
Lui frequentava da troppo tempo le osterie, e il vino, che lo porterà alla fine, mentre la sorella, rassegnata a un ruolo di remissiva suora laica, era diventata sorda a qualsiasi dramma terreno.

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