Le dive membra di una scaltra cortigiana.

Nel 1801 Ugo Foscolo è a Milano.

Ha sottobraccio il manoscritto incompiuto del suo romanzo, a cui vuol dare un degno finale dopo che leditore Marsigli a Bologna l’aveva pubblicato a sua insaputa, facendolo completare da un mediocre letterato.

Fugge, fugge sempre… ora è un ufficiale delle truppe napoleoniche reduce dalla vittoriosa difesa della città di Genova contro le truppe piemontesi.

Racconta delle sue imprese, a volte esagerando.

Ha un temperamento focoso, e si porta già dietro una fama di impenitente donnaiolo.

Prende casa in via della Spiga, a pochi passi dal palazzo del conte Arese, un uomo gentile e anche ironico. Il conte è sposato con una giovane e avvenente marchesina, e, riferendosi a lei, si sfoga con una lievità sorprendente.

Ho fatto rifare la facciata del mio palazzo perché tutti l’amassero, e piace solo a me. Ho scelto mia moglie perché piacesse solo a me, e piace a tutti…

La ventitreenne Antonietta Fagnani è già da tempo nota in città come donna attraente, dai lunghi capelli neri e dalla voce sensuale, colta e molto disinvolta, ma Foscolo inizialmente la cerca perché vuol farsi tradurre dal tedesco il Werther di Goethe. E lei l’aiuta, sostenendolo anche nella definitiva stesura dell’Ortis.

L’approccio iniziale di Foscolo è malinconico, quasi vittimistico… vuole colpire il lato materno della marchesina.

Io voglio scommettere cento contr’uno che vi siete dimenticata della magra e malinconica persona del povero Foscolo… Sono stato malato, e malato gravemente; e non credo di esser guarito se non per bevere più amaramente nel calice della vita, di cui veramente sono stanco…

Lei, Foscolo questo non lo sa, o forse finge di non saperlo, non ha bisogno di simili sotterfugi e gli si abbandona consapevolmente, come ha già fatto con altri numerosi amanti prima di lui.

I due giovani coetanei s’incontrano sempre più spesso, ai caffè, a teatro, e presto si lasciano andare a una relazione carnale a cui forse avevano pensato sin dal primo istante.

Non c’è luogo dove non si abbandonino a lunghe notti d’amore, con la complicità della cameriera di lei e dell’attendente di lui.

La Milano napoleonica è una città molto diversa da quella severa dell’epoca austriaca. L’arrivo dei soldati francesi ha ridato vigore a quella piccola nobiltà e a quella borghesia in precedenza parzialmente ignorate dalla raffinata corte austriaca. Nei caffè si parla di tutto, fuorché di letteratura, nei salotti le dame tendono più che altro a mostrare le proprie provocanti nudità, mentre al teatro alla Scala, recentemente inaugurato, la nuova aristocrazia cittadina si reca, più che per seguire gli spettacoli, unicamente per isolarsi in disparte nei palchi a essa riservati.

Antonietta è parte della città, e così ben presto l’avventura con quello scrittore melodrammatico e un po’ malinconico comincia a stancarla, e inizia a tradirlo con uomini più rudi e concreti.

Lui le scrive sempre più frequentemente, facendo esplodere tutta la sua gelosia.

Ti senti capace di darmi tutta la tua anima, di abbandonarti a me solo, di amarmi… e di non sentire in tutto l’universo che me solo, com’io non sento che te?

Il tradimento di lei diventa un’ossessione, e lui ora recita la parte dell’amante sconsolato, quasi con sottile piacere… Io sono forse il mio carnefice, dice in un’altra lettera alla marchesina. La verità è però che nella realtà anche lui la tradisce, e quando lei si stanca di quella teatralità Foscolo si fa vedere con diverse amanti.

In una di queste relazioni il poeta veneziano contrae addirittura una malattia venerea e la trasmette ad Antonietta, costringendola a letto.

E’ l’inizio della rottura, di liti continue e recriminazioni sulle responsabilità del contagio. Poi, quando le acque si calmano, ritorna l’affetto, e mentre lei lo abbandona ufficialmente, lui le regala quell’amicizia amorosa che nell’ode All’amica risanata risalta nel riferimento alle dive membra di lei, che sorgevano dall’egro talamo dove lui l’aveva costretta.

veggo la rosa; tornano i grandi occhi al sorriso insidïando…, scrive Foscolo, ancora innamorato, e forse cosciente del destino di quell’amore sin dall’inizio così tanto terreno.

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