“Sono partiti prima della mezzanotte”… cronache dal Corona virus. 2.

Sono partiti prima della mezzanotte. Nonostante le grida che proibivano di lasciare la città e minacciavano le solite pene severissime, come la confisca delle case e di tutti i patrimoni, furono molti i nobili che fuggirono da Milano per andarsi a rifugiare nei loro possedimenti in campagna… è Manzoni che scrive così, nei Promessi Sposi, della fuga dei nobili da Milano all’effettivo insorgere del contagio.

Sono trascorsi quasi quattro secoli, ma la sostanza non cambia… l’animo umano è ribelle alle regole, soprattutto quando si vede limitato lo spazio della propria libertà, e in questa fuga dalle imposizioni, fatalmente, arreca danno ai propri simili. Così, a cavallo della mezzanotte tra il 7 e l’8 marzo, molti lombardi, oggetto delle disposizioni sulle restrizioni relative alla zona rossa, assaltano i treni e tornano dai parenti e nelle proprie seconde case al sud e nelle isole.

E’ uno dei motivi per cui, appena due giorni dopo, la zona rossa viene estesa a tutta Italia.

10 marzo. Oggi sono uscito, con l’autocertificazione in tasca. Dopo le prime indiscrezioni di ieri notte temevo di essere fermato da una squadra della Polizia in assetto di guerra, e invece ho visto soltanto una fila alla Panetteria che manco a Versailles. E’ presto, ancora, per valutare le conseguenze delle disposizioni di contenimento del virus, c’è ancora molta confusione sull’interpretazione del testo, ma la gente assalta i forni come nel giorno di San Martino del 1628 a Milano.

All’intorno era un batter di mani
e di piedi, un frastuono di mille grida
di trionfo e d’imprecazione. L’uomo del fascio lo buttò su quel mucchio; un altro, con un mozzicone di pala mezzo abbruciacchiato, sbracia il fuoco: il fumo cresce e s’addensa;
la fiamma si ridesta; con essa le grida sorgon più forti. – Viva l’abbondanza!
Moiano gli affamatori! Viva il pane!

Certo, al posto degli alabardieri al comando del capitano di giustizia dell’epoca spagnola, oggi abbiamo i vigili, confusi, spauriti, e anche un po’ solidali della polizia urbana cittadina, ma il testo del Manzoni, mai come ora, assume un valore eterno. Il grande scrittore milanese era rimasto in fondo, dentro di sé, un convinto illuminista, e forse, un po’ illuminista, è anche questo governo a guida cinquestelle che, da quel giorno, a cadenze quasi regolari, monitora la chiusura di quasi tutte le imprese commerciali e d’ogni altra attività che possa costituire motivo d’assembramento. Ma lo scrittore milanese era anche un profondo conoscitore dell’animo umano, soprattutto di quello italiano, e se avesse potuto, oggi, avrebbe scritto stupende pagine sulle scappatoie che gli italiani, non tutti certo, hanno messo in atto da quel giorno per aggirare, almeno parzialmente, quelle misure… dalle frequenti uscite per stimolare nei loro cani innaturali bisogni fisiologici alle innumerevoli spese frazionate utili a una continua e salutare attività fisica.

Le furberie, certo, tipiche della società dei consumi. Ma è incredibile, come per il resto, dentro le pagine del romanzo manzoniano, ci sia già tutto della tragica vicenda attuale e alla quale ancora purtroppo dobbiamo assistere quasi impotenti… dalla certezza della pericolosità degli stranieri, allora gli alemanni, oggi i migranti, allo scontro violento tra le autorità, alla ricerca spasmodica del cosiddetto paziente zero, al disprezzo per gli esperti, ma soprattutto alla caccia agli untori, allora inesistenti, oggi normali, ma forse eccessivamente criminalizzati, come gli ingenui runners, dalle voci incontrollate, ai rimedi più assurdi, dalla razzia dei beni di prima necessità, appunto, alla drammatica e pietosa emergenza sanitaria.

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