Cronache dal Corona virus. 1.

Tutto è cominciato così, talmente così sottotono che ora appare soltanto come un pallido ricordo.

5 marzo. Oggi niente scuola, anche se non si capisce ancora se riusciremo a organizzare qualche misteriosa lezione online oppure se ci faranno recuperare questi inattesi giorni di sosta durante le prossime vacanze pasquali. Anche perché non è che dieci giorni regalati all’inizio di marzo e con l’obbligo della reperibilità possano offrire molte alternative, tipo partire per i Caraibi… anche perché il Corona magari c’è anche lì.
Bisogna organizzarsi. C’è da mettere in ordine la scrivania, oberata da pile di cartacce accumulate in settimane di febbrili attività, c’è da andare alle Poste per pagare la multa arrivata ieri.
Arrivato alla piccola filiale del Palazzo Regionale vedo tutti i clienti fuori in fila. “Che succede? Non si entra?”, faccio, un passo avanti per avere una risposta. “Si entra solo per prendere il numero e poi si aspetta fuori. Applichiamo soltanto le disposizioni…” Una vecchietta chiede se può aspettare dentro, al caldo. Le viene concesso. D’accordo. Arriva il mio turno e torno a casa.
Provo a rilassarmi. Arriva il messaggio dalla Società sportiva… gli allenamenti sono sospesi a causa del virus. Apro il Registro… bisogna organizzare le attività didattiche tramite la piattaforma. Accendo la radio… anche le udienze nei tribunali verranno sospese.
Basta. Chiudo tutto. Se devo rimanere isolato dal mondo almeno voglio illudermi che sia io a volerlo.

6 marzo. Sono soltanto due giorni di astinenza e già si avvertono i primi pericolosi sintomi. Dello stress, non del virus. Camminando per le strade capita che le persone spesso frenino inspiegabilmente per piantarsi a non meno di un metro da te, mentre anche gli amici viaggiano con l’amuchina in una mano e la paura nell’altra. Ricordiamoci che ne uccide più lo stress che il Corona tuona l’esperto, ma è tutto inutile. D’altra parte lo stress aumenta proprio perché manca la naturale abitudine ai ritmi quotidiani, scopriamo che la scuola tanto odiata dai nostri figli in fondo era un’ottima valvola di sfogo per i loro bollori e ci troviamo a combattere una nuova aggressività che nasce dall’incertezza e da una preoccupazione che nulla ha a che fare con il virus. Poveri ragazzi, le videolezioni sono fredde, manca il contatto con il tanto odiato insegnante. Le società sportive sono chiuse e non offrono spiegazioni convincenti ai loro atleti. La sera sono stato al Poetto, in un campo da basket invecchiato dalla pioggia e dal vento. Magicamente si è riempito, di tante persone in fuga dalle loro case e dalla paura di restar soli con se stessi. E’ stato bello tirare, come quando si era bambini, e i campi erano tutti aperti, senza nessuna direttiva ministeriale a impedirne l’ingresso.

7 marzo. La sera sono nuovamente uscito, con due amici mi sono seduto ai tavolini di Piazza Yenne. Non c’era la solita folla del sabato sera, ma tanti ragazzi, tante più ragazze, a dire il vero, non so perché, infreddolite e spaventate soprattutto dall’improvvisa grandinata venuta giù da un cielo viola come una vecchia ferita. Si stava attenti a non sfiorarsi, nemmeno con lo sguardo, quasi offesi da un invisibile nemico, vigliacco a tal punto da non farsi vedere…

8 marzo. Domenica. A messa ci si siede a file alterne, tre per banco.
Ah, dimenticavo… è assolutamente vietato scambiarsi il gesto della pace.

9. marzo. Da oggi in tutta Italia saranno chiusi cinema, teatri, concerti, musei. Una scelta necessaria e dolorosa, si dice.
C’è un’aria di coprifuoco, da ultima chiamata, tanto che la sera (ancora una volta) sono uscito. Sono andato all’Auchan, quello ancora aperto, a Pirri. Mi sono detto, dobbiamo stare in casa, ma poi ho pensato che se devo stare in casa dovrò pure farmi una scorta di viveri, e così sono uscito, e, insomma, a parte che le uova e le batterie mi servivano davvero, io, l’Auchan, come oggi, non l’avevo mai vista… poche decine di persone in tutto tra i banconi, la passeggiata e i negozi, quasi tutti serrati. Tra la dismissione del marchio e la paura per il Corona ho avuto soprattutto la netta percezione di un periodo di decadenza… passino, mi son detto, le mascherine improvvisate per giustificare l’arroganza di un’uscita fuori casa, i guanti d’ordinanza, passi l’asciutta professionalità della commessa che impone forse tre metri di sicurezza tra un cliente e l’altro… passino tutte le misure di prevenzione che volete, ma ciò che mi ha fatto più male è stata la sensazione di essere tornato a casa senza aver visto nemmeno un sorriso.

2 pensieri su “Cronache dal Corona virus. 1.

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