Allunaggi e formaggi.

Se ne parlava da tempo, almeno credo, e comunque quel dettaglio tecnico fu più importante di quello che fu poi il vero, unico momento poetico dell’impresa, e cioè la passeggiata lunare di Armstrong e Aldrin, quasi l’uomo sentisse la necessità di ribadire una superiorità più che un contatto.

La cura con cui mio padre aveva organizzato la serata lo confermava. Niente a che fare con una partita di calcio o un incontro di boxe… per quello bastava la radio.

A quel tempo non avevamo ancora la Tv, per cui, all’ora stabilita, ci trovammo tutti alla formaggeria di ******, ai nostri rispettivi posti, prenotati da tempo, almeno credo, sicuri di assistere a qualcosa di rivoluzionario… c’erano tutte le famiglie del quartiere… c’era anche il maestro *****, c’era anche il padre di *****, con il suo odore di formaggio addosso.

Nemmeno il tempo di salutarci e fummo catapultati all’interno di un confuso baraccone, messo su da giorni attorno a quell’evento… Tito Stagno che giurava che Armstrong avesse già toccato, Ruggero Orlando che lo riprendeva, urlando che mancavano ancora dieci metri, e mentre i due ingaggiavano una storica rissa verbale già la luna aveva perso tutto il suo fascino poetico, lasciando il posto a un prosaico primato… la poesia aveva abdicato alla cronaca.

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