Il senso degli Avengers.

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Anche se fuori la natura respira a grandi boccate, bisogna tener duro.

Insisto, e tra gli affanni di Foscolo e le visioni manzoniane vedo subito una mano alzata.

“Ma, prof, Napoleone non era considerato un tiranno?”

“Sì, Enrico, sì”, rispondo, secco, e continuo.

Enrico… ancora lui.

Spero per un attimo che continui, e poi gli restituisco la palla, deciso a concedergli quest’ultima possibilità.

“Allora, sai spiegarmi perché, nonostante le delusioni, Foscolo rimase a lungo fedele seguace di Napoleone?”

“Per soldi, prof, per soldi.”

Enrico… proprio quando ero pronto a farmi stupire da un improvviso, insperato impegno, ricado sulla sedia. Insomma, anche per un ragazzo del Terzo millennio, un’affermazione del genere non può essere accettabile, ma in fondo siamo alla fine dell’anno, e non c’è tempo per le sfumature.

“Passiamo a Manzoni. A quale genere di romanzo appartengono i Promessi Sposi, Simone?”

“Al genere fantastico, prof…”

“A quello fantastico? E perché, Simone?”

“Non so… a quello epistolare, prof?”

“Epistolare? Ci sono lettere nei Promessi Sposi?”

“Non so, prof…”

Ecco, anche Simone non cambierà mai. Sempre con la testa nelle nuvole, e candidato all’eterna comprensione dei colleghi. L’osservo con indulgenza, cercando di scorgere nei suoi occhi una reazione, ma subito, dietro di lui, vedo nuovamente la mano alzata di Enrico. Ci risiamo.

“Prego, Enrico.”

“Ma prof, secondo lei esiste un paese dove due persone innamorate si separano soltanto perché un prete non le sposa?”

“No, certo. Immagino sia un pretesto narrativo.”

“Come…”

“Sì? A cosa stavi pensando, Enrico?”

“Come in Iron Man…”

“Eh?”

“Insomma, in Iron man c’è il pretesto narrativo per The Avengers…”

“Beh… ”, prendo tempo.

“Giusto, prof?”

Sono tentato di argomentare, ma poi lascio perdere… le priorità sono altre.

“Sono sempre due ottimi racconti, seppure per il cinema…”, ammetto, con un certo sforzo, ma dentro di me rido amaramente.

E mi viene in mente quella pagina del secondo diario minimo di Umberto Eco, in cui alla domanda “Come va?”, Manzoni risponde “Grazie a Dio, bene.”

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