Il cappone delle feste.

Mentre Renzo rimane direttamente coinvolto nella sommossa milanese di san Martino, Lucia, invece, ne resta ai margini, anche se paradossalmente ne evidenzia ancora di più i toni… è finalmente la Provvidenza a intervenire nel romanzo, e a offrire una convincente alternativa alla sofferenza diffusa, nel convento della monaca di Monza, ma soprattutto nella casa del sarto, dove la donna trova rifugio dopo la conversione dell’Innominato.

Sono isole, felici o infelici, dove spiccano però piatti tipici della borghesia, a stento rimasta immune dalla catastrofe che si sta scatenando nel mondo esterno.

La scena a cui assistiamo nella casa del sarto, è in un certo senso il contraltare di quella che si era svolta a casa di Tonio: si tratta di una domenica di festa grande per l’arrivo dell’arcivescovo di Milano e in pentola bolle il cibo più pregiato, il cappone, protagonista della tavola delle grandi occasioni. Questa circostanza fortuita permette alla moglie del sarto di poter ristorare la povera Lucia con una scodella di brodo guarnita di fette di pane. Si trattava di una precisa consuetudine alimentare: il brodo di pollo, con l’aggiunta di pane bianco, era il piatto riservato agli ammalati, ai convalescenti, alle puerpere e a tutti coloro che dovessero recuperare energie.A questo scopo si ammazzava di solito la gallina vecchia (che, secondo il detto, fa buon brodo), non certo il “nobile” cappone della festa, e con il pane si preparavano le varianti del piatto, eventualmente con l’aggiunta di formaggio grattugiato, uovo, burro: la zuppa, il pancotto, il pantrito…

La buona donna, fatta seder Lucia nel miglior luogo della sua cucina, s’affaccendava a preparar qualcosa da ristorarla, ricusando, con una certa rustichezza cordiale, i ringraziamenti e le scuse che questa rinnovava ogni tanto.

Presto presto, rimettendo stipa sotto un calderotto, dove notava un buon cappone, fece alzare il bollore al brodo, e riempitane una scodella già guarnita di fette di pane, potè finalmente presentarla a Lucia. E nel vedere la poverina a riaversi a ogni cucchiaiata, si congratulava ad alta voce con se stessa che la cosa fosse accaduta in un giorno in cui, com’essa diceva, non c’era il gatto nel fuoco. “ Tutti s’ingegnano oggi a far qualcosina, ”aggiungeva: “ meno que’ poveri poveri che stentano a aver pane di vecce e polenta di saggina; però oggi da un signore così caritatevole sperano di buscar tutti qualcosa. Noi, grazie al cielo, non siamo in questo caso: tra il mestiere di mio marito, e qualcosa che abbiamo al sole, si campa. Sicchè mangiate senza pensieri intanto; chè presto il cappone sarà a tiro, e potrete ristorarvi un po’ meglio. ” Così detto, ritornò ad accudire al desinare, e ad apparecchiare…

Arriva il momento del pranzo, e la descrizione dei bimbi del sarto che mangiavano ritti intorno alla tavola (lo stesso era avvenuto nella casa di Tonio), conferma la cura del dettaglio e la conoscenza da parte di Manzoni degli usi e dei costumi popolari lombardi: i bambini mangiavano sempre in piedi, perché le famiglie erano generalmente numerose e intorno al tavolo sedevano gli adulti, gli uomini, e, se c’era posto, le donne, o almeno le più anziane tra di loro…

Messo poi subito in tavola, la padrona andò a prender Lucia, ve l’accompagnò, la fece sedere; e staccata un’ala di quel cappone, gliela mise davanti; si mise a sedere anche lei e il marito, facendo tutt’e due coraggio all’ospite abbattuta e vergognosa, perchè mangiasse. Il sarto cominciò, ai primi bocconi, a discorrere con grand’enfasi, in mezzo all’interruzioni de’ragazzi, che mangiavano ritti intorno alla tavola, e che in verità avevano viste troppe cose straordinarie, per fare alla lunga la sola parte d’ascoltatori. Descriveva le cerimonie solenni, poi saltava a parlare della conversione miracolosa. Ma ciò che gli aveva fatto più impressione, e su cui tornava più spesso, era la predica del cardinale…

E’ il padrone di casa a condurre la conversazione, ma il vero protagonista è il cappone, piatto principe della cucina lombarda e vero catalizzatore del pranzo domenicale.

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