La polenta di Tonio.

Paradossalmente, lungo tutti i Promessi Sposi, il tema che più ricorre è quello della fame… è come se, proprio per sfuggire a questa fame atavica, inasprita da guerre e carestie, il romanzo si trasformi in un continuo inseguimento del cibo, sempre poco, in realtà, quasi come un traguardo conquistato in una varietà di modi e di situazioni che però non travalicano mai l’equilibrata struttura del romanzo, quasi come se ci fosse da parte dell’autore un pudore nel mettere in primo piano un argomento che all’epoca, prima ancora di essere un lusso, costituiva un bisogno.

Quello della fame, infatti, è un tema che il Manzoni rinnova trattandolo alla luce di una prospettiva inedita per la letteratura romanzesca precedente, adottando l’argomento con una serietà e una dignità fino ad allora sconosciute. Per la prima volta la fame è denunciata come un problema da affrontare e risolvere per la comunità umana che vive tra le pagine del romanzo, è la spina dorsale del romanzo manzoniano e assieme alla provvidenza è l’elemento fondamentale del paesaggio realistico del libro.

Nel sesto capitolo, la sera del 9 novembre 1628, in piena carestia, Renzo si reca a casa dell’amico Tonio per invitarlo all’osteria, e proporre di dargli le venticinque lire di cui è debitore nei confronti di don Abbondio… in realtà è un pretesto che serve a Renzo per convincerlo a introdursi insieme a lui nella casa del curato e dare modo ai due promessi di attuare lo stratagemma del matrimonio a sorpresa…


… lo trovò in cucina, che, con un ginocchio sullo scalino del focolare, e tenendo, con una mano, l’orlo d’un paiolo, messo sulle ceneri calde, dimenava, col matterello ricurvo, una piccola polenta bigia, di gran saraceno. La madre, un fratello, la moglie di Tonio, erano a tavola; e tre o quattro ragazzetti, ritti accanto al babbo, stavano aspettando, con gli occhi fissi al paiolo, che venisse il momento di scodellare. Ma non c’era quell’allegria che la vista del desinare suol pur dare a chi se l’è meritato con la fatica. La mole della polenta era in ragion dell’annata, e non del numero e della buona voglia de’ commensali: e ognun d’essi, fissando, con uno sguardo bieco d’amor rabbioso, la vivanda comune, pareva pensare alla porzione d’appetito che le doveva sopravvivere

Quando entra nella cucina di Tonio, Renzo trova il padrone di casa che, con un ginocchio sullo scalino del focolare, sta rigirando una piccola polenta. Intorno a lui, tre o quattro ragazzetti aspettano con gli occhi fissi al paiolo. In attesa, intorno alla tavola, stanno la moglie di Tonio, la madre e un fratello.

La polenta che cuoce sul fuoco è scarsa, sui volti di tutti aleggia la fame, quella atavica di chi ha poco da mangiare e quel poco deve dividerlo con altri…  è dunque particolarmente significativo che, quando l’amico accetta l’invito di Renzo, il resto della famiglia appaia involontariamente sollevato dal fatto che vengano improvvisamente a mancare due commensali e di costituzione robusta.

La polenta è bigia, grigiastra: la coltivazione del mais, il classico cereale che rende gialla la polenta, fu infatti introdotta nel nord Italia solo dopo la storica carestia del 1628. Manzoni, esperto agronomo, si documentava con scrupolo su ogni piccolo dettaglio: la piccola luna bigia che appare sulla tavola di Tonio in un gran cerchio di vapori è una polenta di grano saraceno, una granaglia povera, come il miglio e la segale, che nel territorio lombardo era largamente usata ed è oggi alla base di piatti tipici come i pizzoccheri della Valtellina o la polenta “taragna”.

La polenta era un alimento basilare nella dieta contadina delle valli e della pianura lombarde, tanto che Tonio non vede l’ora di poter riavere la collana d’oro della moglie data in pegno a don Abbondio per poterla barattare con tanta polenta.

La polenta di Tonio è dunque l’esempio più chiaro, il primo del romanzo e il più epico, di come il cibo sia lo strumento con cui l’autore cerca di costruire all’interno di esso un progetto di realismo micro e macro storico intriso però di una meditata e sofferta visione religiosa ed etica. 

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