Sera sul viale Karl Johan.

Evening_on_Karl_Johan_Street (1)

 

Una cosa sono i libri e un’altra è la realtà.

Mentre chiudo il pacco e mando il messaggio ai ragazzi, sento già quell’atmosfera decadente che dissipa ogni distinta percezione dei fatti.

Mentre percorro per l’ultima volta quel corridoio cieco che portava alla sala dei colloqui, avverto quella sensazione di finito che dà all’evento un sapore dissonante rispetto alla sua sostanza.

Il telefono tace, dopo che per giorni aveva ribollito di messaggi e richieste, vane nella loro forma, in quanto già concesse nella sostanza, di un aiuto concreto nel corso del colloquio.

E mi rendo conto che un altro ciclo è passato, quasi senza lasciar traccia, ma forse solo apparentemente.

Possibile?

Una cosa è la realtà e un’altra sono i libri.

E allora capisco che gli alunni non sono persone precise ma sintesi di una vita di incontri, dialoghi, battute che sono rimasti dentro di me, soltanto dentro di me.

È inutile e forse anche sbagliato cercare un’identificazione tra quei nomi e l’identità di persone che ancora sono identità in formazione, non definite… è quasi come se tutti quei nomi trovassero una loro piena identità soltanto in me, nei miei libri, nella classe degli Invisibili, dove la fantasia completa una realtà di per sé incompleta.

Controllo il telefono. Niente. Forse è arrivato il momento di inventarmi un’altra classe perfetta che mi permetta di andare avanti.

O forse no.

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