Invisibili+Invisibili.

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Il miglior educatore è quello che muove la sua azione dal disagio che si trova davanti. Un disagio che non è solo economico, ma anche esistenziale. Il primo passo allora è l’ascolto. Spesso l’ascolto di un silenzio, quello che molti ragazzi oggi si portano dentro… un silenzio scavato dall’abuso di computer e videogiochi, segnato dal distacco di famiglie distratte e per questo sempre assolutorie. L’educatore si trova allora di fronte alla crisi di una società di cui i ragazzi sono i terminali isolati, lasciati soli nelle sue mani. Un grande privilegio, prezioso se la società desse spazio all’azione dell’educatore, magari supportandolo… e invece no. Spesso l’educatore deve fare da sé, perché è avvolto soltanto dall’indifferenza della politica e dell’opinione pubblica, pronta a scaricare su di lui le responsabilità di una società e di una famiglia debole… l’insegnante è trattato con lo stesso grado di disprezzo che adoperano i politici quando lo usano soltanto per le loro campagne elettorali, sacrificandolo poi ai loro calcoli demagogici. Perché l’insegnante, oggi, per la società, è soltanto uno sfigato, un povero morto di fame, e dunque un ideale capro espiatorio, per molti una vittima designata… e così, quei pochi che continuano a credere nel loro mestiere diventano dei missionari, considerati con disprezzo, quasi con sarcasmo.

Il risultato di questo complesso processo è che a scuola, fatalmente, si incontrano due silenzi, invisibili, quello dei ragazzi, e quello degli insegnanti, e tutto all’ombra di una società indifferente. L’aspetto più sorprendente è che, spesso, magicamente, da quell’incontro nasce un successo a volte intimo e sconosciuto ai più… Renderlo noto è un dovere. Non sempre realizzato con successo. Io, con Invisibili, ci ho provato, e non so con quale esito… proprio non so. Perché il problema è quello di ridare dignità ai docenti, riconoscer loro quel ruolo essenziale di formazione della nuova società. E senza di ciò la loro voce, comunque, è muta.

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