Invisibili. Klinsmann, Klinsmann… goal!

Klinsmann, Klinsmann… goal!

Tre anni nel più prestigioso liceo della città, dove mi ero diplomato, nella materia dove mi ero laureato… mi ero abituato bene, ma ora bisognava pensare al mio futuro, la necessità di una supplenza più lunga mi aveva convinto, pazienza se si trattava sempre di un percorso stranamente in salita: liceo, istituto tecnico, corso serale di un istituto tecnico…
Avevo spento il televisore sul più bello di un’azione d’attacco dell’Inter ed ero uscito.
Che poi il Serale io non sapevo nemmeno cosa fosse… una via di mezzo tra una replica vespertina di uno spettacolo tutto lustrini e paillettes e un circolo di pensionati, piuttosto… e invece, entrato nel corridoio dove la mattina quella era una scuola, la bidella mi aveva portato in un corridoio di aule spoglie di voci…
Dov’erano questi ragazzi un pò cresciuti che tornavano sui banchi per ottenere un diploma che gli altri disprezzavano?
“Quasi tutti muratori, professore… dovrà avere pazienza…”
“Sì, ma dove sono ora?”
“In effetti è strano, a quest’ora in genere sono già tutti in aula… provi a chiedere al professor Parisi, se sa qualcosa…”
Il professor Parisi era il responsabile del Serale… un ingegnere che allo stress della professione aveva preferito i ritmi più lenti che la direzione di una scuola gli permetteva di condurre… una scelta di vita anche quella, mi dissi, mentre ancora mi giravo a cogliere una presenza pur minima in un corridoio così spoglio…
“Qui è tutto diverso, i ritmi, i ruoli… dovrai abituartici…”
“Ho capito… lo farò… ma, i ragazzi?”
Parisi parve infastidito da quell’intempestiva interruzione al suo pistolotto confezionato da tempo per il supplente di turno…
“I ragazzi? I ragazzi, dici… che giorno è oggi? Mercoledì? Ecco, guarda, Vincenzo… attraversa, vai verso la Piazza… lì vedrai un bar, con un’insegna azzurra: entra e lì troverai i ragazzi…”
“Ma… e le lezioni?”
“Le lezioni? Ma quali lezioni… vai tranquillo, oggi è mercoledì di coppa!”
Ecco, cominciava bene, mi dissi, la partita poteva continuare…
Nell’ampio salone del bar sulla piazza Klinsmann rincorreva la palla, cadeva, resisteva al contrasto dell’avversario, riusciva a coordinarsi e spingeva la palla che finiva incredibilmente in rete. I ragazzi balzarono in piedi e vedendomi al centro della sala mi abbracciarono istintivamente.
“Scusate, ragazzi, ma io sono il vostro nuovo docente di italiano…”
“Cee, prof, già lo vogliamo bene prof…”, gridarono all’unisono quei venti energici studenti muratori.
Storsi il naso. Era iniziata la mia prima supplenza d’italiano…

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