Primo amore.

primo-bacio

 

La signora Sanna era una patita della musica classica e del vino, una balena vorace che si saziava delle note musicali come della Monica in quantità industriale, come un’assatanata del sesso e dell’alcool, delle posizioni più estreme del Kamasutra e dei retrogusti tannici più profondi… molti, nel giovane quartiere Fonsarda, dicevano che fosse proprio quello il motivo dei chiodi fissi della signora: la mancanza di sesso che il marito maresciallo convogliava convenientemente su prede migliori della consorte. E forse per questo la signora si cibava delle ouverture di Wagner o delle bottiglie di Monica di Sardegna, della Cantina Sociale Marmilla di Sanluri, quasi fossero le ritmiche percussioni pelviche di un maschio selvaggio.

A mia madre stava bene, in fondo, trascorrere una sera alla settimana a casa della signora Sanna, lei era sempre stata una vera intenditrice di musica classica, e d’altronde nessuno, tanto meno mia madre, aveva la collezione di 33 giri della benestante moglie del maresciallo. In quanto al vino, aveva escogitato un trucco che le permetteva di non seguire la signora Sanna nelle sue ubriacature dionisiache al ritmo delle cavatine rossiniane. Si faceva sempre riempire un calice e lo svuotava lentamente facendoselo appena rabboccare, subito dopo, in realtà sempre meno man mano che la signora veniva abbattuta dai fumi dell’alcool. A lei importava soprattutto ascoltare della buona musica, tutto il resto era contorno. E nemmeno a me dispiaceva, per la verità, accompagnarla a quelle serate, vista la sicura presenza della graziosa giovane figlia della padrona di casa, puntualmente costretta dalla madre ad assistere in silenzio, quasi in una macabra premonizione del suo futuro disagio di donna sposata, a quei finti e noiosi concerti. Appena la fonovaligia attaccava un’aria di Verdi, io mi incantavo meccanicamente a seguirne i riflessi sulle già promettenti forme di Monica (confesso che mi venne il dubbio che l’avesse chiamata così a causa del suo amore per quel vino…), e dimenticavo le mie frustrazioni adolescenziali. Mi fissavo, per ore, a guardare le carni morbide muoversi al ritmo della musica, come un ebete pago dell’evidenza di una realtà fino a poco tempo prima sconosciuta, nemmeno immaginata. E attendevo la successiva serata.

Poiché alla signora Sanna non era parso vero d’aver conquistato un’amica così fedele (cosa mai successa prima nella sua triste vita…), qualche tempo dopo aveva praticamente costretto mia madre ad accompagnarla alla rituale quotidiana spesa al mercato di San Benedetto, e io con lei, e Monica con me… Il Mercato di San Benedetto. Il più grande mercato coperto dell’Europa continentale… ce lo ripetevamo spesso, quasi a ribadire una realtà in fondo estranea rispetto a un quartiere ancora in costruzione… Così c’era in tutti quasi un senso di reverenza nell’entrare ogni volta in quel monumento profano della modernità, lasciarsi stupire dai ritmi frenetici del commercio e della spesa. Per me invece il Mercato di san Benedetto costituiva soltanto il primo assaggio di un sesso furtivo e reale nella mia acerba vita di adolescente brufoloso della periferia cagliaritana. Tra i banchi occupati dalle verdure, dalla frutta e dalle carni, appena le due donne si fermavano a contrattare con il macellaio di turno per ammorbidirne le pretese economiche, io e Monica assaporavamo con sempre minor innocenza le gioie del contatto sessuale. Era un bacio furtivo, più spesso una palpatina ai glutei dietro i box dei salumi e dei formaggi, ma quello era lo sviluppo massimo del nostro romanzo erotico, e tanto doveva bastare. Andò avanti così, per mesi, senza particolari passi avanti e questo sembrava darci sempre maggior sicurezza. Poi, improvvisamente, la signora Sanna sparì (e con lei anche Monica), per seguire il marito maresciallo trasferito a Cuneo per un’inaspettata promozione, e d’un tratto finì anche il mio romanzo sentimentale. In breve tempo tornai alla rassicurante fissità delle pagine di riviste come Le Ore o Lando, lette tra le rovine della fattoria dei Pisano, e di Monica mi rimase soltanto la confortante sicurezza che esistesse qualcosa di più dell’abbraccio di una madre o di una zia ostinatamente giovane. In quanto alla signora Sanna, chissà se anche nella piccola città delle Langhe trovò un’amica occasionale pronta ad assecondarne le opportune per lei maratone musicali, e Monica con lei, e… e…

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