Libri. Elogio del ripetente, di Eraldo Affinati.

Non è un caso che a scrivere un meraviglioso libro, finalista lo scorso anno allo Strega, su don Milani e l’esperienza di Barbiana, sia stato proprio Eraldo Affinati, docente di italiano e storia all’Istituto professionale Carlo Cattaneo di Roma, autore di svariati altri libri, nati dalla sua esperienza in aula e in viaggio, il più importante dei quali è stato sicuramente nel 2013 l’Elogio del ripetente.

In questo agile volume, davanti ai disagi dei suoi alunni, lo scrittore non si limita ad analizzare le statistiche dell’abbandono scolastico o a interpretare i risultati delle prove di verifica. Indaga sulle emergenze sociali e culturali del nostro Paese, legate alla rivoluzione digitale, alla crisi della famiglia, alla mancanza di informazione, alla decadenza di principi morali un tempo ritenuti sacrosanti. Ma soprattutto riflette sulla sua esperienza di insegnante, scegliendo il punto di vista del ripetente, cioè di colui che fallisce, ma che proprio per questo può aiutarci a capire cosa non ha funzionato e perché.

Per Affinati gran parte della responsabilità dell’odierno disagio esistenziale proviene dalla disastrata situazione della famiglia italiana di oggi che richiederebbe una rieducazione dei genitori, prima che degli studenti.
“Molti miei alunni sono stati bocciati prima al liceo, poi al tecnico e arrivano all’Istituto professionale per l’industria come ultima spiaggia; se fallissero anche da noi finirebbero sui muretti delle borgate romane. Il nostro primo obiettivo è cercare di farne dei cittadini. Il ripetente ti fa capire lo sfascio familiare che c’è in Italia, ma anche il peggiore dei miei studenti, solo per il fatto di venire a scuola, compie un passo avanti rispetto alla condizione della sua famiglia. Il ragazzo è solo perché è privo di valori, gli è sempre stato detto ‘sì’. Però c’è una forza in questi ragazzi che li trascende. Come insegnante sono fiducioso, anche se ci sono problemi che non si possono risolvere in una sola generazione. Noi parliamo tanto di crisi economica, ma in realtà in Italia viviamo una crisi morale ed etica spaventosa”.

E poi c’è la tecnologia, che negli ultimi quindici anni ha reso ancora più complesso il ruolo della scuola e degli insegnanti, ed è proprio su quest’ultima che, secondo Affinati, bisogna puntare per armonizzare l’insegnamento ai suoi attuali, giovani utenti.

“I nativi digitali hanno una testa diversa rispetto ai loro coetanei di vent’anni fa. Hanno un meccanismo logico più associativo che deduttivo, che funziona con una rapidità straordinaria. Ma questa velocità e creatività non emergono quando chiedi ai ragazzi di scrivere un compito a mano su un foglio protocollo. Oggi è impossibile parlare con un quindicenne se non vai sul suo terreno. Rispetto a un tempo i ragazzi sanno tutto, perché basta digitare su una tastiera per avere le risposte, ma non hanno la gerarchia dei valori. La scuola deve insegnare cosa è importante e cosa no”.

Il libro si chiude con uno spaccato della scuola Penny Wirton, da lui fondata assieme alla moglie, dove si insegna la lingua italiana ai ragazzi immigrati, e dove proprio i “ripetenti” hanno la possibilità di vedersi con occhi nuovi aiutando i coetanei che arrivano da tutto il mondo. È la lezione di don Milani, e Affinati, nato in una famiglia senza libri, in cui né il padre né la madre avevano potuto studiare, partendo dalla lezione del prete di Barbiana sviluppa il suo interesse per la letteratura come un modo di trovare parole che i suoi genitori non potevano conoscere per raccontare ciò che avevano vissuto.

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