Libri. La banda dei sospiri, di Gianni Celati.

 

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E la Rivoluzione? Per vederne gli effetti all’interno di una scuola bisogna attendere ancora qualche anno, e con toni molto meno seri degli slogan che sfilavano lungo le strade delle città.

 

“Come era composta la nostra scuola? Tutti scolari maschi! Le scolare femmine erano in un’altra scuola vicina, dove noi delle volte andavamo a fare rappresaglie contro le bambine che vorrebbero avere da noi corteggiamenti. Alle bambine noi gli sputavamo in testa perché non ci piacciono, siccome non hanno le tette!”

 

Anche se riveste una parte marginale, la scuola che appare qui e là nei romanzi di Gianni Celati, scrittore vagabondo dallo stile inconfondibile, che non ha mai smesso di scrivere e di spostarsi, rivela un’esauribile spontaneità, immediatezza e comicità. Secondo Celati narrare significa disperdersi, far divagare la propria mente, allontanarsi dagli schematismi e dalle convenzioni, come quando si guardano le nuvole in cielo cercando di indovinarne la forma mutevole.

Eppure è una scuola che, pur con un tono più leggero, nasce negli anni della seconda contestazione, quella del Settantasette, quella più immediata e proibita, quella di Porci con le ali, giusto per capirci.

La rivolta contro la scuola di massa bacchettona che il Sessantotto non aveva scalfito, la prima, vera contestazione globale contro la sacralità delle istituzioni scolastiche.

La banda dei sospiri, pubblicato per la prima volta da Einaudi nel 1976, è la storia di un allegro, puzzolente e tragicomico ragazzino di nome Garibaldi, e della sua sgangherata famiglia, che include un padre sbraitone e bestemmiatore, una madre sarta che fa compassione, un disgraziato fratello, inventore di storie strampalate e aspirante romanziere, e vari zii, nonni e cugini, ognuno con i loro tic e le loro manie. Il piccolo Garibaldi, come ogni ragazzo della sua età, frequenta la scuola, descritta qui come un luogo strambo in cui a insegnare c’è un maestro pelato con la fissa delle poesie a memoria, e a tentare di imparare dei bizzarri compagni, che più che pensare a studiare sono soliti masturbarsi sotto i banchi mentre il loro insegnante svolge le sue lunghissime e noiosissime lezioni su Leopardi.

 

“Nella mia scuola c’era uno scalone con due statue in basso di donne con l’elmo in testa e le sottane corte. Noi passando da lì facevamo sempre il gesto di mettere una mano sotto le sottane di quelle donne, e di godere molto con spasimi di gioia in faccia. Poi certe volte negli intervalli scolastici, non visti scappavamo giù per le scale e montavamo sopra le statue per di dietro facendo le mosse dei cani in calore. Certuni hanno anche estratto il loro manico per metterglielo nel buco sotto la sottana a una di queste statue, e fare le mosse dei cani in calore. Però il buco essendo di pietra gli ha graffiato tutto il manico, che dopo hanno dovuto fare gli impacchi. I compagni hanno cominciato a dire questa storia, che cioè quelle statue a metterglielo dentro si godeva moltissimo, ma addentavano.”

 

La banda dei sospiri è il romanzo di una scuola che comincia a intravvedere, tra le pieghe di una ripetitività ormai stanca, la caricatura di se stessa, e a non scandalizzarsene più. Un romanzo popolato di insegnanti ormai consunti, senza più guizzi e di alunni già lontani anni luce dall’autorità dei testi scolastici. Un romanzo che anticipa le grottesche narrazioni scolastiche di Domenico Starnone.

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