Libri. Dentro, di Sandro Bonvissuto.

 

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Un libro. Tre racconti. Un percorso. Una storia al contrario, a ritroso nella vita di un individuo, dalla drammatica sorte della maturità alle prime esperienze dell’infanzia. Nella lettura non ci sono regole. Si può leggere diligentemente un libro dall’inizio alla fine, si può interromperne la lettura appena s’incontra una descrizione che si avvolge noiosamente su se stessa, si può leggerne per gusto un brano a caso, si può rileggerlo, se ti è piaciuto, per intero. Ecco. Dentro è il primo libro che ho letto da quando ho aperto il blog. È il primo libro che ho recensito. Ed è il libro che forse ha più cambiato i miei gusti di scrittore. Per la sua struttura originale, soprattutto. Tre racconti, legati flebilmente tra loro, alla vicenda di un uomo, a dichiarare un unico pensiero profondo: la prigionia dei sentimenti e il loro percorso verso il disvelamento. Dentro un carcere, una scuola, da cui si esce soltanto grazie all’alchimia stabilita con il compagno di banco, nelle pieghe del mistero del rapporto padre-figlio. L’ha scritto Sandro, Sandro Bonvissuto, che è un mio amico, prima ancora di essere un grande scrittore. Sandro finora ha scritto grandi racconti, dal sapore quasi filosofico, la maggior parte dei quali ispirati dalla sua infanzia, perchè, come dice lui, il fine è dire il massimo col minimo delle parole. Tra questi fa eccezione Il giardino delle arance amare che, nell’edizione di Dentro del 2012, occupa quasi l’intero spazio del libro, 100 pagine, un romanzo da solo. È un poemetto sul mondo del carcere e il titolo del volume allude profondamente a esso… Un uomo viene accompagnato verso un carcere senza una parola, nonostante le sue pressanti domande. Appena dentro smette di parlare, come se improvvisamente tutto sia diventato inutile. La cella è una stanza buia di pochi metri quadri. Due letti a castello sui lati e un cesso-cucina maleodorante. I letti sul lato opposto sono occupati. Antonio. Babatunde. Nomi che si rivelano all’alba, dopo una notte insonne. Dentro è tutto chiuso, come in un gioco di scatole cinesi, e quando è aperto è aperto verso l’interno, dentro il nulla. Come il cortile, che assomiglia a una piscina con tanti pesci uno uguale all’altro, che non hanno dunque nulla da dirsi. Una sorta di capolavoro del male, circondato da mura che rasentano la perfezione, sempre e soltanto del male. Anche la morte, in carcere, arriva da dentro, e spesso ha il sapore definitivo del suicidio. Persino la Tv trasporta il detenuto in giro per il mondo lasciandolo però, in fondo, dentro, fermo nella sua impotenza. E la biblioteca non ha libri da offrirti perchè sono tutti dentro, le celle, a riempire un vuoto che soltanto i libri possono illudere di fare… Dentro c’è poco spazio e tanto tempo, un po’ il contrario dell’esterno, dove c’è poco tempo e tanto spazio… Bellissima è la parte dove un ragazzo viene trascinato in carcere e interrogato davanti a tutti gli altri detenuti… ha commesso un omicidio, è evidente, ma viene sostanzialmente condannato all’ergastolo per direttissima, sulla base di una legge, la ex Cirielli, firmata fuori da politici inquisiti… qual è il senso di una legge che condanna così impunemente all’ergastolo? L’ergastolo, dice Bonvissuto, “è una cosa orribile. Non ha nemmeno dalla sua quel principio in base al quale chi sconta una pena paga per quello che ha fatto. E una pena di morte con un’esecuzione differita. Affidata a un boia invisibile, impersonale, impunito: il tempo. Perché si può pure stare in carcere ugualmente per tutta la vita, ma è necessario che chiunque ci stia abbia la speranza di non doverci stare per sempre”. Sembra quasi che lo Stato ti abbia costruito un sistema dove ti abitui a vivere serenamente con il tuo parassita, il reato, e così, quando arriva il momento di uscire, fuori, ne hai paura e desideri quasi di tornare alle tue sicurezze, dentro… Un libro definitivo, dove la parola è davvero sacra, e che ti fa sperare soltanto che ne esca al più presto un altro altrettanto bello.

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