Libri. Sui confini, di Marco Truzzi.

 

Quali sono i confini di cui parla Marco Truzzi nel suo ultimo libro edito da Exorma e ben corredato dalle foto in bianco e nero dell’autore e di Ivano Di Maria?
Sono i confini di un’Europa risorta da troppi conflitti, simboli di una volontà nuova di riconoscere le differenze che l’Europa unita vuol definitivamente definire?
Marco, in realtà, dice di essere partito con l’amico fotografo Ivano Di Maria per scoprirlo, e il suo racconto davvero ci prende per mano in un percorso di conoscenza delle trasformazioni che l’Europa ha subito nel giro di pochi anni, subito dopo la caduta del muro, il suo confine più simbolico.
La prima tappa del suo viaggio, ai confini austriaci e sloveni, sembrerebbe negarlo, con l’immagine di abbandono e lassismo nei controlli che offrono i passaggi di Tarvisio e Gorizia, ma appena si scende più a sud le cose cambiano… è forse l’effetto dell’ondata di migranti succeduta alla guerra in Siria, ma come spiegare per esempio i 20 milioni spesi per chiudere i confini tra le due enclavi spagnole di Ceuta e Melilla e il flusso pressante di migranti nordafricani e mediorientali alle loro porte?
C’è, improvvisamente, in Europa come la volontà di ribadire confini che vengono messi a rischio soprattutto dall’esterno, ed ecco che il libro di Marco diventa, soprattutto in questi giorni, di forte attualità.
Eppure è proprio il concetto di confine, in Europa, che risulta incerto, e Marco lo sottolinea bene:《se Melilla non è “Europa” pur facendo formalmente parte dell’Unione Europea, Basilea è “Europa” pur essendone fuori》…
A Sud e a Nord. Nel Mediterraneo come nel mare del Nord. Tra muri e ponti, come quello sull’Oresund, tra Copenaghen e Malmoe, costruito per ribadire ricchezze ed escluderne gli altri. A Ventimiglia, sugli scogli che fanno da casa a chi dal mare è stato restituito a una libertà precaria e prega di potersi spostare soltanto di pochi chilometri, sino a Nizza… a Calais, nella Giungla che i fortunati si costruiscono in attesa di spostarsi in Inghilterra, perchè a loro dell’Italia o della Francia in fondo non importa nulla, se non fosse che nel frattempo, la Giungla, data la difficoltà di oltrepassare la Manica, sta diventando un posto stanziale, nella sua precarietà una vera e propria città…
Ma è a Est che appare più evidente questa volontà di tracciare confini per ribadire diversità che l’Europa Unita vorrebbe appianare. In Serbia, dove i migranti sono ammassati in un luogo inaccessibile, in Ungheria, oltre il muro di filo spinato, dove non ci sono proprio, e infine a Idomeni, nell’anticamera di un Continente che non accetta più chi è diverso dal pur scomodo fratello europeo…
Un libro, questo di Marco, che brilla spesso come un’infografica del Guardian, e che alla fine diventa quasi un intimo libro di viaggio, animato dalle persone che li abitano per davvero, quei confini. Un libro piacevole, lontano dal saggio sociopolitico, un diario che affascina, coinvolge e commuove.

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