Buone vacanze.

 

Oggi si va in vacanza e il ricordo più nitido che mi porto dietro dei miei ragazzi, in queste meritate vacanze, è quello della paura, del panico improvviso che li ha attanagliati alla prima resa dei conti, scrutini o esami, del loro percorso annuale di studi e fatiche quotidiane. Ora, non è mia intenzione aprire un discorso sulle colpe o le responsabilità da addebitare loro. Sarebbe sin troppo facile sottolineare le pecche di una generazione eccessivamente abituata alle gratificazioni e poco ai sacrifici. No, non lo farò, anche perchè quel ricordo di cui parlavo è un ricordo casuale, chissà come depositatosi in qualche antro remoto del mio cervello, della mia coscienza. È il ricordo del dolore, dicevo. Il dolore di un giovane, quindi sempre un pò ingiusto. Il dolore di più giovani a cui mi ero, mi sono, particolarmente affezionato. Il dolore di Enrico, che dopo un severo verdetto, come è quello di una bocciatura, non ha trovato più la forza di rivolgermi la parola, quasi tradito da una persona che lo conosceva così bene da non poterlo mai ferire con una notizia simile. Il dolore di Roberto, che allo stesso annuncio ha visto la sua vita crollare, il suo amore allontanarsi, insieme a una ragazza che rispetto a lui era già laureata e prometteva di partire senza di lui. Il dolore di tutti gli altri compagni che di fronte all’Esame di Stato mi hanno rincorso per tacitare quell’ansia normale ma per loro eccessiva, come una nebbia fitta che toglie il respiro a chi deve giocarsi in poche parole un intero anno. Una nebbia urlante che impedisce, a tratti, di cogliere le sfumature che possono salvare un anno, a volte una vita. Insomma, l’ho scritto. Scappo, e non trovo di meglio che rifugiarmi nel bar della scuola. Qui c’è l’unico condizionatore della zona rossa e il caffè è molto buono, va riconosciuto. Sono lì da almeno un’ora, quando due alunni escono dalla prova. 《… ragazzi, vi avevo detto di sfruttare tutto il tempo a disposizione…》 《Tranquillo prof, abbiamo fatto il tema e il saggio… cinque colonne come ci aveva detto lei…》《Sì, prof… ma, ci tolga una curiosità. Chi era questo Caproni?》
Termino il caffè. Non mi aspettavo la domanda. Sono già in colpa per gli scrutini, e ora ci voleva anche l’Esame… 《Un grande poeta.》, rispondo.
《E allora perchè lei non ce l’ha spiegato?》《Per questioni di tempo, ragazzi, non perchè non meriti.》
Arriva Laura che in letteratura aveva un voto alto. Ha sentito le ultime battute e sente d’intervenire a mia difesa… 《Io ho fatto l’analisi della poesia di Caproni. Non era importante sapere chi fosse, i suoi versi erano bellissimi e lei ci ha dato gli strumenti per analizzarli.》
《Grazie Laura…》, faccio, improvvisamente sollevato. Pago e saluto, e intanto, aumentando il passo per scaramanzia, penso che anche per quest’anno è andata bene, nel difficile slalom tra rigidità del programma ed estemporanee scelte del Ministero… la maggior parte dei ragazzi si è salvata, anche bene, e gli altri li rivedrò a Settembre dopo lunghi silenzi e profondi riesami. Continuerò a scriverne, forse persino un romanzo, perchè questa classe, io, ce l’ho nel cuore… Il mestiere dell’insegnante si sconta giorno dopo giorno. È il mestiere del vivere senza certezze, e mi hanno appena riferito che la Terza del prossimo anno è una classe terribile… Ci penseremo a Settembre. Buone vacanze.

 

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