Gaia.

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Gaia era una ragazza burlona, di nome e di fatto.
Non so perché lo fece. Intendo prendere il gatto, Le Corbusier, la mascotte della Facoltà, e lanciarlo dentro l’acquario.
E poi quell’idea, stupida, di postarlo su Facebook. Chissà cosa pensava mentre si riprendeva, il gatto sospeso in aria, zuppo per lo scherzo, e lei incorniciata in poche parole… sono una stronza.
Fatto sta che doveva essere stato uno degli ultimi momenti di consapevole confusione prima che si scatenasse l’inferno.
Su Facebook scoppiò subito la guerra dei commenti… stronza… lurida vacca, prenditela con uno più grosso di te, non con un povero gatto… in Facoltà la dura reprimenda dei vertici, conclusa con la sospensione dalla frequenza.
E poi quella clinica per gatti che inseriva una pubblicità a vantaggio del povero animale.
Quando si calmarono le acque tornai in Facoltà e cercai Gaia. Non la trovai.
Cercai Le Corbusier. Non lo trovai. Mi dissero che la clinica era venuto a prenderselo senza che nessuno facesse nulla per trattenerlo.
Entrai nel laboratorio dove il gatto riceveva gli studenti e lo trovai vuoto, triste. Mi sedetti al Pc e cliccai su Facebook. La pagina di Gaia era scomparsa. L’ultimo messaggio sulla bacheca della Facoltà recitava perentorio di una Giustizia trionfante…

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