La scelta di Paride.

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Nella sala conferenze era già cominciato il Congresso di Medicina fisica e riabilitazione.

Paride era entrato cercando da subito le sue prede… il gruppo dei medici relatori. Tra loro riconobbe alcuni clienti che aveva già conosciuto a Cagliari.

Il dottor Parisi teneva banco. Appena lo vide, il luminare si preparò il solito discorso.

“Mi spiace, Paride, ma i suoi articoli sono troppo costosi… lo sa”.

Paride non si perse d’animo e tornò all’attacco. Vide il collega di Parisi, Puddu, che sapeva più morbido, ma anche quello, appena lo scorse, passò sulla difensiva.

“Quante volte te l’ho detto, Paride? Nessuno mette in dubbio la qualità delle tue macchine, ma adesso ci sono cinesi che fanno le stesse cose a minor prezzo”.

Niente. Lui però non si voleva arrendere ancora. Anche perché non poteva permetterselo. Gli servivano soltanto diecimila euro e se li sarebbe procurati, in un modo o nell’altro. Così provò per l’ultima volta, spavaldamente.

Davanti a lui il Primario sorseggiava una vodka. Appena vide Paride si allontanò con fastidio.

Lui lo seguì, imperterrito. Era stanco, ma nonostante tutto si sentiva ancora combattivo.

“Signor Rombi, mi lasci in pace o sarò costretto a chiamare la sicurezza”.

Si sedette. Ora aveva toccato il fondo, ma rimaneva ancora l’ultima carta. Aveva già deciso. Prese un vassoio di bignè e li mangiò in un boccone. Sarebbe ricorso a Cristina, con ogni mezzo. Sì. Si guardò attorno. Salutò idealmente la sua vecchia vita. Vuoto d’un fiato il flute e si alzò.

Un cameriere gli riempì un altro bicchiere ma lui passò oltre.

Uscì. Salì al piano superiore. Entrò direttamente nell’ufficio di Cristina.

Lei sembrava quasi aspettarlo.

“Che c’è, Paride?”

“E’ una normale emergenza, Cristina… perdonami”.

“Dimmi”.

“Devo anticipare una cifra… sai, devo portare una macchina all’Azienda e ho bisogno di una somma…”

“Certo… quanto?”

“E’ una macchina indispensabile… come hai detto?”

“Ho detto certo… sei una persona straordinaria, un medico premuroso, unico, la società ha bisogno di persone come te”.

Si alzò e andò al piccolo secretaire in fondo alla stanza. Aprì un cassetto e ne tirò fuori una mazzetta di banconote.

Lui era rimasto impalato, incredulo.

Lei gli porse i soldi e corse in doccia.

“Aspetta solo che abbia finito la doccia, andremo insieme”.

“Grazie, sei un tesoro… quando finirà questo inferno ti porterò a fare un viaggio intorno al mondo… non ci separeremo più”.

Quando lei aprì l’acqua, però, lui uscì velocemente.

Chiuse la porta. Alla Reception gli restituirono i documenti e lui ringraziò.

Fuori c’era di nuovo il sole.

Cristina lo vide entrare dal cavedio sopra il box. Vide i suoi raggi caldi poggiarsi sui tubi.

Allora perché l’acqua era fredda sotto il getto della doccia?

Schizzò fuori dal box per non congelare e chiamò Paride.

Non rispose nessuno.

Non trovandolo, Cristina si preoccupò. Lo cercò dappertutto, fino a quando non le sorse un dubbio e andò al secretaire.

La cassa era vuota. Completamente.

Così capì. Afferrò il telefono. Alla Reception non rispondeva nessuno.

Cristina insistette, fino a quando non giunse una voce.

“Il signor Rombi? E’ partito da pochi minuti”.

“Ma come… non ha lasciato detto niente per me?”

“No, non ha lasciato detto niente. Soltanto che per il conto avrebbe pensato a tutto lei…”

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