La forza di Alfredo

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Alfredo è un ragazzo serio. Uno di quelli “di una volta”. Lui e il suo compagno Kirill, bielorusso curioso della vita, sono due gioielli che allietano da quattro anni le difficili ore da trascorrere in una classe frizzante ed eterogenea.

Alfredo, curioso di cinema e non solo, ha scritto una recensione giudicata la seconda meritevole in tutta la Sardegna d’essere rappresentata dal suo autore a Roma a novembre, in un Campus aperto ai migliori ragazzi d’Italia.

Alfredo, alla notizia, si è detto felice dell’opportunità di migliorare il suo bagaglio. La modestia di Kirill, di Alfredo. L’humus migliore per germogliare fiori e sorprese. E Francesca che li ha portati ogni pomeriggio al cinema.

Ecco la recensione di Alfredo:

La ragazza del mondo

Marco Danieli, in questo suo primo film, tenta di rappresentare il più fedelmente possibile i dogmi e le regole ferree dei gruppi religiosi, in questo caso i Testimoni di Geova. Giulia, la nostra protagonista, è una studentessa che frequenta la scuola superiore della sua città, nella quale eccelle nelle materie scientifiche. Il regista ci mostra subito la realtà del gruppo a cui appartiene, evidenziando, attraverso scene di vita quotidiana, la severità dei suoi genitori, nei confronti soprattutto delle persone non appartenenti al loro gruppo. Durante uno dei suoi tanti incontri dediti alla diffusione del suo credo, incontra Libero, il classico ragazzo rozzo e poco istruito, ma che farà scattare in lei un certo interesse, tanto da convincere la nostra Giulia a chiedere al padre un posto di lavoro per questo ragazzo. Lei sa bene che a causa del suo credo non verrà vista affatto di buon occhio dalla comunità per questa avventura, ma lei vuole “correre il rischio” e provare l’ebbrezza di fare tutto ciò che tutte le sue coetanee già fanno e che lei non può fare. Questo incontro cambierà totalmente la sua vita e smuoverà anche se solo superficialmente le corde che la tenevano prigioniera fino a poco tempo prima.

“Le regole sono come la gabbia che protegge i sub dagli squali”. E’ una frase detta dal padre che riassume questo discorso. Le regole imposte dal gruppo sono regole che sicuramente proteggono l’individuo ma che al contempo lo privano quasi del libero arbitrio, particolare che emerge nel film perché lei, nonostante sia più o meno consapevole dell’errore che sta per commettere, vuole provare con mano, fare le sue proprie esperienze di vita. A tal proposito si possono notare inquadrature sempre piuttosto chiuse, con una scenografia che spesso si limita anche solo a una stanza, scelta che ci butta ancora di più dentro la vicenda e riesce a farcela vivere da vicino, in modo da comprendere meglio l’oppressione subita dalla protagonista. Le uniche boccate d’aria le possiamo notare durante la loro convivenza, ma sono boccate d’aria non pura vista la vita che dovranno compiere. Questo denota una certa obbiettività del regista, che non vuole denigrare nessuno ma solo muovere una critica verso la libertà dell’individuo. Durante questo suo viaggio Giulia attraverserà un periodo totalmente nuovo della sua vita, infatti imparerà cos’è l’amore, vivrà la vita di coppia e comprenderà i sacrifici che spesso fanno le persone povere, arrivando addirittura allo spaccio di droga. Alla fine di questo percorso comprenderà che quella non è la strada che vuole compiere e deciderà di abbandonare Libero, che negli ultimi periodi aveva solo portato caos nella loro vita di coppia.

La trama del film riesce a essere piuttosto originale, anche se il film è fortemente ancorato ai canoni cinematografici italiani, che però pian piano sta crescendo sempre più di qualità, ad esempio negli ultimi candidati ai David di Donatello dell’ultimo anno. A proposito di questi, nel film in oggetto si possono notare delle vaghe citazioni al capolavoro postumo di Claudio Caligari “Non essere cattivo”, per riprese e per contesto generale che quasi riesce a buttarci nella realtà della droga.

Il film risulta carino esteticamente e la sua regia sperimentale è sicuramente promossa con buoni voti, mentre gli attori non brillano in particolar modo ma comunque non sfigurano.

In definitiva “La ragazza del mondo” si propone come un film di critica verso i dogmatismi religiosi, godibile e per certi versi dalla visione leggera che non eccelle per qualità ma che rappresenta validamente un buon esponente del nostro cinema di matrice sperimentale.

 

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