Chitarre.

La prima volta che presi in mano una chitarra fu per imparare a stregare l’altro sesso. Il mio maestro era Maurizio, compagno di banco in una classe, la 2^G, di soli maschi che giocavano a toccarsi per mancanza di donne.

Maurizio le donne le aveva intraviste, invece, tra i seni morbidi della futura cognata che lo riempiva di generosi bacetti prima di ogni accordo, mentre il fidanzato veniva lasciato libero di creare nella camera accanto.

Il fidanzato, Roberto, era uno dei più famosi chitarristi del quartiere Fonsarda, tanto per intenderci uno di quelli capaci di trascorrere a scavare il vinile del IV dei Led Zeppelin per rubare anche le sfumature più remote di Stairway to heaven.

Maurizio, l’arpeggio finale l’aveva imparato origliando dal vetro fumé di quella porta chiusa per ore, e guardandomi in faccia sentenziò che per me era troppo presto. Meglio La Canzone del sole, che le donne, al mare, le avrebbe attirate di sicuro. Poi, naturalmente, al resto ci avrei dovuto pensare io…

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