La scuola di Fabio.

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Fabio è un ragazzo fantastico. Non basterebbero diverse pagine per illustrare le sue innumerevoli qualità.

Alunno modello, musicista, attore, giornalista, futuro fisico/astronomo, rappresentante di istituto e ora anche politico in erba.

Basterebbe, però, citare almeno l’ultima battaglia che sta combattendo per ottenere una settimana di autogestione programmata in ogni minimo particolare e animata da ideali seri e costruttivi nella scuola dove studia, una scuola enorme, dispersiva, con una gerarchia direttiva molto strutturata. Eppure Fabio, davanti a un Consiglio d’Istituto agguerrito, ha così conquistato i cuori dei docenti e dei genitori in ascolto…

ESTRATTO DAL DOCUMENTO SCIENZA DELL’AUTOGESTIONE PER I GRADI MASSIMI DI LIBERTA’.

“Aspire to inspire before you expire” E’ con questa frase, forse un po’ provocatoria, che vogliamo introdurre un argomento alquanto delicato che spesso assume la reputazione di “taboo”. L’autogestione infatti non dev’essere vista come una forma estrema di ribellione contro il sistema scolastico, ma al contrario un tentativo di creare ambienti favorevoli alla discussione e al dibattito, con il fine ultimo di migliorare la condizione di studenti e professori attraverso la collaborazione tra le due parti, che ora più che mai si ritrovano ad essere inesorabilmente lontane l’una dall’altra. Infatti “fare autogestione” non significa chiudersi a riccio, al contrario mantenere costante il dialogo con il corpo docente, anche per capire la loro posizione riguardo a determinate problematiche, per fare una sintesi completa e inclusiva a 360 gradi, e dare veramente un senso a quest’iniziativa. In un momento storico durante il quale più che mai si soffre una grave crisi della democrazia, ecco che noi puntiamo, partendo dalla scuola, a costruire spazi in cui la democraticità acquisisce un ruolo dominante nell’organizzazione di attività costruttive, e che soprattutto rispondano a esigenze tangibili di tutti noi. Altro punto chiave tra le mancanze della gioventù odierna è rappresentato dal mancato interesse collettivo su tematiche che, sebbene riguardanti direttamente lo studente, sembrano quasi allontanarsi dall’attenzione dei diretti interessati. In particolare non si parla abbastanza di buona scuola, non si parla abbastanza di alternanza scuola lavoro, e molto spesso si storce il naso quando si parla di didattica alternativa, in particolare quando certe tematiche vengono affidate ai docenti, che, costretti a seguire con maniacale rigore scadenze dettate dal ministero, raramente trovano tempo da dedicare a discussioni in classe. Autogestirci vuol dire anche questo, prendere consapevolezza e combattere l’ignoranza con l’informazione, ispirare processi di cambiamento che partano dal basso, in modo che la scuola non partorisca solo bravi lavoratori, ma soprattutto cittadini consapevoli, in grado di esercitare la loro sovranità nella propria vita, capaci di difendere il diritto alla democrazia e alla decisionalità per il futuro proprio e dei propri figli. Noi non ci prendiamo carico di un cambiamento repentino della nostra scuola, ma ci impegniamo per dare inizio al cambiamento, ispirando le “nuove matricole”, che a loro volta faranno lo stesso.

 

Dunque, grazie anche a questa perorazione intensa e piena di contenuti di Fabio, da lunedì i ragazzi del Giua entrano in un’autogestione condivisa, caso unico, o quasi, nella storia della scuola italiana. In bocca al lupo, ragazzi!

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