La mafia di Stefano.

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Il Primo di febbraio di quest’anno siamo stati con la Quinta a teatro ad ascoltare la confessione e la denuncia del giudice Nino di Matteo. Da qui nasce questa bella riflessione di un mio alunno, Stefano, che è anche la miglior risposta a chi dice che i ragazzi d’oggi non sanno scrivere. Se c’è passione si può.

… Spiegare perché, da sempre, mafiosi e non entrano in accordi e gestioni in comune, è più semplice di quel che si creda. Un’istituzione parallela a quella governativa, che agisca con metodologie inconsuete, diventa una specie di porta sul retro. Potersi muovere più rapidamente da sentieri inusuali permette a uomini di potere e non di ottenere quel qualcosa che spesso uno Stato non può concedere. La capacità di tutela dell’associazione mafiosa nasce in un sistema di omertà e, a volte, di paura. Negli anni Ottanta, a Casal di Principe, c’era un uomo, un prete, Don Giuseppe Diana, Peppe per i confidenti, il quale ruppe il silenzio dell’oppressione camorristica confessando la sua indignazione nelle omelie. Venne assassinato nel modo più profano, crivellato con diversi colpi di pistola all’interno della chiesa.

Più ci penso, più lo colgo. Smascherare un’istituzione maligna, scioglierne le fondamenta, il concetto nei suoi contesti storici e sociali, tutto ciò può avvenire solo tramite la dissipazione del silenzio, eliminando quei punti di forza che permettono l’insediamento indisturbato nei meandri delle strutture statali, governative. Hanno ragione i maggiori camorristi a dire che la mafia non esiste, perché essa è come il raffreddore che, se non curato, si tramuta in febbre o addirittura peggio. La mafia esiste perché le è concesso di esistere, respirare, essere. Vige cauta laddove venga lasciata ampliarsi, ed essa attrae a sé l’uomo come fa una donna peccaminosa. Il primo spunto per non esserne complici è non accettarla, non rimanere muti, non concederle spazio. Perché in fondo la mafia non esiste, è quell’incubo che rimane emarginato a meno che non si inizi a pensarlo per tutta la giornata. Parlare per divulgare, divulgare per essere coscienziosi, essere coscienziosi per impedire, usque ad finem

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