La scuola è morta.

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La scuola è morta.

L’ha uccisa la politica.

L’ha uccisa creando un limite, orrendo, tra docenti meritevoli e docenti immeritevoli.

Dando potere a Dirigenti proni al potere delle norme.

Norme fredde, stupide, incapaci di misurare la passione, l’entusiasmo dei singoli.

Dicono “stare in classe, senza mai fare un’assenza, è il minimo sindacale”, e non capiscono che in quello stare in classe c’è tutto il senso della scuola, il condividere i problemi dei ragazzi, il crescere con loro, il far crescere la scuola insieme a docenti e studenti, gli unici in grado di poter dare un giudizio.

Premiano i docenti che in classe non entrano più, perché, per far crescere la scuola, dicono loro, “ci vuole visibilità, intraprendenza, capacità d’impresa…”

Dicono.

Fanno dire.

Perché stanno tutti chiusi nelle loro stanze romane. Tutti. Quasi tutti. E hanno dei nomi. Berlinguer. De Mauro. Moratti. Gelmini. Profumo. Giannini.

Hanno ucciso la scuola.

E vi hanno lasciato le vittime. Gli odi tra presunti Buoni e Cattivi, i rancori, gli ingiusti fallimenti, le Invalsi, i Test d’ammissione…

E poi dicono “gli alunni non sanno scrivere…”

La scuola è morta.

La grammatica è morta.

L’avete uccisa voi.

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