Il profumo della carta.

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Oggi mi sono svegliato di primo mattino e mi sono precipitato subito verso l’armadio dove conservo tutto… insieme ai vestiti, carte, documenti, vecchi libri, fumetti rari…

E’ un’abitudine, una brutta abitudine che ho da sempre, da quando vivevo da single in casa di mio padre… avere un luogo dove conservare tutto, ma soprattutto dove buttare di tutto, tutto ciò che serve o fa parte dell’universo privato di una persona, quando non si ha il tempo di classificarla, magari al rientro da scuola, ma sapendo anche che quell’oggetto ti servirà di sicuro, magari tra un anno, magari tra un mese, magari tra un giorno…

E qui arriva il bello, o magari il brutto, come preferite voi…

Ieri, per esempio, dovendo domani tornare a scuola, mi sono ricordato d’un tratto di un vecchio libro…

Ho sempre considerato il mio armadio come il punto di depressione ciclonica dell’intero appartamento, come avrebbe detto Gadda, il luogo dove finiscono in un modo o nell’altro tutti gli oggetti apparentemente inutili, desueti o superflui di ogni momento, salvo poi, appunto, sentire improvvisamente il bisogno di recuperarli.

Così, questa mattina, mi sono preso quest’ora di vantaggio e ho affrontato risoluto i meandri tortuosi di scaffali ingombri, scatoloni affastellati, camicie ormai dimenticate. Da rimanerci secchi, ma ormai ero deciso…

 

 

Per un attimo ho provato anche una sorta di timore reverenziale per quei trofei del tempo, mi sono vergognato quasi d’aver preteso tanto, ma poi, pensando al mio obiettivo, mi sono ripreso e ho insistito.

 

Senza perdere altro tempo mi sono rimesso alla ricerca, e senza perdermi d’animo ho perquisito scaffali, continuato a spostare scatoloni, tonnellate di fogli finché, dopo un’ora, sono arrivato in quell’angolo buio dove si conservavano ancora i miei vecchi libri.

Ho escluso quelli ancora rilegati e sono riuscito a estrarne due, in brossura.

L’emozione nell’emergere alla luce con quei due tesori concreti ma allo stesso tempo quasi dimenticati è stata per me indescrivibile. Mi sono messo  a sfogliarli con l’entusiasmo di un pioniere e subito, con grande entusiasmo, ho trovato ciò che avevo cercato, la prima edizione Einaudi di Un anno sull’Altopiano, con i miei appunti universitari annotati fittamente a matita.

 

La mia prima lezione dell’anno, in Quinta, era salva. Potevo anche questa volta rinunciare alla Lim e affidarmi orgoglioso alla carta, quella dei vecchi libri.

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2 thoughts on “Il profumo della carta.

  1. Non ho mai letto nulla di Lussu, peccato aver avuto un professore di italiano tanto pessimo al liceo. Ogni tanto mi viene un po’ di tristezza nel pensare a tutto quello che ho perso (lettura, capacità di analisi, foraggio per l’immaginazione e per la comprensione del mondo) a causa delle persone sbagliate nei posti sbagliati, di quelle che educano senza passione, senza voglia, senza luce. So bene che è un mestiere faticoso e snervante, per questo credo debba farlo chi è motivato, chi ha la vocazione. E da quel che leggo qui, mi pare che tu l’abbia. Fortunati i tuoi ragazzi 🙂 Un saluto!

    1. Grazie di tutto cuore. Ci provo, a volte la vocazione arriva dopo che uno ha già insegnato da anni e si accorge del disagio dei ragazzi di fronte a una lezione estranea al loro mondo. Questo è quello che credo sia capitato a me. Lussu è stato un grande interprete del suo tempo e leggere dal vivo le sue impressioni sulla follia della guerra vale più di mille lezioni frontali. Pensiamo a quanti morti abbia avuto la Brigata Sassari e al fatto che nessuno l’abbia mai ricordato. Un saluto caro anche a te!

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