Viva le birre! (3)

noccioline

Ci eravamo entrati, la prima volta, perché stava a metà strada tra lo studio di H e la libreria di Pat.

Avevamo attraversato il corridoio dei biliardi e ci eravamo seduti in fondo al locale, con la Tv al plasma sempre accesa. E il piatto, l’anfora, quasi, di noccioline, che troneggiava come un totem sacro e intoccabile al centro della sala.

Il fumo era libero, la birra ghiacciata, Ichnusa senza alternative, e l’anfora di noccioline lì, inviolabile e violata come una donna bella e ritrosa (è incredibile come la vita scivoli piacevolmente sbucciando noccioline).

Parlavamo spesso di cose tristi, ma con una saggezza che ci rese amici per sempre. Parlavamo anche di lettetatura, delle cause di H e di donne. Al termine nascondevamo le bucce e tornavamo alle nostre auto.

Del resto ci accorgemmo presto delle banconiste, una italiana, e l’altra slava, della famiglia che viveva lì dall’apertura alla chiusura del locale, del vecchio che barava a scopone, delle partite domenicali che il Cagliari allora vinceva. Di Maurizio che s’incazzava anche quando il Cagliari vinceva.

Durò un estate, il tempo di trasferire studio e libreria altrove, ma quell’estate del 2015 sarà sempre associata per noi al ricordo dell’Ichnusa a buon prezzo e del gusto di rubare noccioline lasciate lì per decoro.

Noccioline rubate in un soffio di vita.

 

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