Cagliari.

 

Ieri ero a Calamosca, che sta a Cagliari, a due chilometri dal Centro, ma che in realtà è distante cento o duecento miglia, tipo Arbus o Costa Smeralda.

A un tratto ho visto una strada in salita e ho deciso di percorrerla. Dove mi porterà, ho pensato.

Si scorgeva soltanto una curva che piegava a sinistra. Al Poetto, ho pensato.

Dunque, mi sono inerpicato a fatica per quell’asfalto dissestato e alla fine ho visto soltanto lei, l’Agave.

Che poi, tornando al Centro, qualcuno mi ha raccontato che è stata scoperta da Colombo in America, e che per questo è detta americana.

Un’ora dopo sono andato a scuola, e un alunno mi ha detto Prof, lo sapeva che dall’Agave si fa la Tequila.

Capperi, ho detto io. E allora ho pensato Cosa ci fa al posto del Poetto un’Agave americana ?

Vabbè.

La sera sono uscito per il Centro, che questa storia dell’Agave mi aveva scioccato, e ho visto quella chiesa che dopo la guerra era stata buttata giù per far posto a una strada e ora è stata recintata e ripulita, restringendo nuovamente la strada, e costringendo chi ci passa a osservarla, così com’è… bella ma distrutta.

Ho scosso la testa, e sono salito al Castello, e lì ho visto quel vecchio palazzo, che ha le porte aperte e le finestre murate.

Eja, mi sono detto.

Eja. Che Cagliari già è bella, ma se sali fino al Quartiere di Castello rischi di trovare cose strane, ancora più strane.

Tipo un muro con due finestre che si aprono dall’esterno e non portano a nulla, massimo qualche ramo cresciuto negli anni, e poi altre due, al piano di sopra, chiuse (murate si dice) con mattoncini freschi, e la porta pure.

Ma la finestra in basso ha le sbarre con due ante in legno ancora intatte, lasciate lì quasi per gioco, e allora ti chiedi cosa ci sia oltre quel muro, e perché invece resistano i fili della luce (per cosa? Per chi?) e il perché di questa cura nel preservare il nulla, il poco che è rimasto, e lì ti fermi perché ti è tornata in mente una poesia di Giacomo Leopardi e non è il caso di tirarla fuori adesso…

La nebbia agl’irti colli, forse… no, quella era di D’Annunzio…

Vabbè. Insomma, avete capito…

 

 

 

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